Spritz Letterario

TREBISONDA LIBRERIA INDY A TORINO

3BUna libreria da non perdere!

Serena Baccarin intervista  Malvina della Libreria Trebisonda di Torino.

È aperta da tre anni, ma per i torinesi è già un’istituzione. Se avete avuto la fortuna di girare per le strade del quartiere di San Salvario, tra un concerto di jazz e un aperitivo in uno dei suoi mille locali, l’avrete sicuramente notata. A darvi il benvenuto alla Libreria Trebisonda sono due coccodrilli e una polena in cartapesta, che legge il Quijote, appesi al soffitto. Varcata la soglia, all’angolo tra due vie, vi ritroverete catapultati in un ambiente colorato e luminoso, dove ogni libro sembra trovare la sua naturale collocazione e titoli di cui ignoravate l’esistenza vi chiameranno a sé. A fare di Trebisonda il perfetto luogo d’incontro e di autentiche scoperte è Malvina, una Libraia fantasiosa e infaticabile, che vi contagerà con il suo entusiasmo. Durante il #SalTo14, noi di Spritz Letterario abbiamo avuto la fortuna di organizzare insieme a lei la presentazione di Una sola stella nel firmamento, di Patrizia Moretti, pubblicato da il Saggiatore. Ora vogliamo farvi conoscere meglio una Libraia che può davvero fare la differenza.

Quando nasce Trebisonda? Perché proprio a San Salvario?

La Trebisonda apre all’inizio del 2011 a San Salvario, un quartiere culturalmente (e gastronomicamente!) vivace, da anni protagonista della vita notturna torinese. San Salvario è il quartiere della Sinagoga, della Chiesa Valdese, delle sale di preghiera musulmane; dei ristoranti e dei locali, certo, ma anche degli atelier di artisti e artigiani; delle gallerie, degli studi di grafici, creativi, architetti, dei fotografi; dei musicisti, degli scrittori; delle associazioni culturali e sociali, dei piccoli esercizi con prodotti di nicchia e qualità; degli studenti e dell’università; del più bel parco di Torino, il Valentino, e del Po. Se quindici, vent’anni fa essere di San Salvario era uno stigma, ora è motivo di fierezza. Questo quartiere, approdo di migranti italiani e stranieri, ha le carte in regola per essere un distretto dell’arte e della creatività, del gusto, e chissà di cos’altro ancora. Ora arrivo alla risposta: la bellezza di questi borghi è che sono a misura d’uomo. Le attività commerciali sono piccole, familiari. L’ipermercato, la grande catena distributiva non hanno niente a che vedere con un contesto urbano del genere. Se esistono, si collocano ai margini. Qui sarebbero deturpanti come quei brutti mastodonti da crociera a Venezia.

Come scegli l’assortimento?

Scelgo praticamente uno a uno i titoli da proporre ai clienti e dedico molto tempo a conoscere il catalogo dei piccoli e medi editori italiani, con molti dei quali intrattengo ottimi rapporti di collaborazione durante tutto il corso dell’anno. Il catalogo è composto per lo più da titoli di narrativa italiana e straniera, con assoluta preferenza per la piccola e media editoria, libri per bambini e ragazzi, fumetti, graphic novel e illustrati, e poi guide e libri di viaggio. Piccole sezioni sono dedicate a poesia, saggistica, musica, cinema, teatro, fotografia, fantascienza, fantasy, cucina. C’è anche una piccola selezione di titoli, sempre di narrativa, in lingua spagnola e inglese.

Quali sono le iniziative e gli eventi organizzati in libreria?

Come ti dicevo, dedico grande attenzione a quanto la piccola editoria italiana propone; ho cercato di farla conoscere meglio anche attraverso un progetto lanciato un anno e mezzo fa, Giralibro a San Salvario: più di 200 libri donati da più di venti editori piccoli e medi, per adulti e bambini, distribuiti in una trentina di esercizi commerciali e locali di San Salvario, a prestito libero, con la modalità del bookcrossing (si possono lasciare in qualsiasi altro Punto GiraLibro, oltre che leggere in loco: una sorta di biblioteca diffusa). Da qualche tempo il progetto ha ridotto i punti di prestito perché essendo da sola in libreria non riesco a occuparmene come vorrei. E, nel frattempo, una vera biblioteca civica ha aperto in quartiere!

La Trebisonda vuole essere un punto d’incontro anche serale e notturno, per il quartiere e per la città, realizzando presentazioni, reading, corsi, lezioni aperte dalle 21 in poi. Nel corso degli anni, in collaborazione con autori e giornalisti (solo alcuni nomi: Andrea Bajani, Paolo Cognetti, Federico Faloppa, Federica Tourn, Elena Varvello) la libreria ha proposto letture di classici, serate sulla violenza contro le donne, lezioni aperte su Pier Paolo Pasolini, corsi di scrittura di racconti (e di narrazione autobiografica, di poesia, di lingua araba, cinese, portoghese, persiana). Da gennaio si è instaurata una bella e proficua collaborazione con l’Arcigay Ottavio Mai e ogni terzo giovedì del mese si presenta un libro per la rassegna “Pagine LGBT”. In primavera ho organizzato una tre giorni dedicata a Luciano Bianciardi e a La vita agra (Tropico Bianciardi) grazie alla collaborazione e all’affetto di irriducibili bianciardiani come Silvia Ceriani, Federico Faloppa, Francesco Forlani, Luca Morino, Luca Rastello, Giacomo Sandron, che non si è svolta solo qui alla Trebisonda, ma anche alla biblioteca N. Ginzburg e alla Libreria Il Ponte sulla Dora. Per i bambini, oltre alle presentazioni con autori e autrici, ci sono laboratori di poesia, di danzaterapia e di musica per piccolissimi da 3 a 6 anni, e, per il secondo anno, di teatro. Teatro (dai 5 anni) e musica (dai 3 anni) ricominceranno in autunno. Infine, la libreria è aperta tutti i sabati sera, dalle 23 all’una, ha la connessione wifi gratuita; i bambini possono curiosare tra i libri e leggerli, da soli o con i genitori, comodamente seduti sul divano arancione.

3BlogoLa tua è una libreria che “fa rete”…

GiraLibro a San Salvario è stato sostenuto dall’Associazione Commercianti San Salvario, di cui faccio parte. Inoltre durante il Salone del Libro, dal 2013, mi occupo di organizzare iniziative che entrano a far parte del calendario del Salone Off, ovvero il Salone a Torino città, non al Lingotto, che di anno in anno è sempre più ricco e interessante e rappresenta una significativa possibilità per i lettori di incontrare autori e case editrici in un’atmosfera intima e rilassata. Nell’agosto 2013, in occasione dei World Master Games, è nata Enjoy San Salvario, una rete di volontari di associazioni commerciali e culturali, coordinata dall’Agenzia di Sviluppo Locale, che ha realizzato nel 2014 quattro eventi legati a eventi culturali cittadini e internazionali (Mozartiana, Jazz Festival, Salone del Libro, Busker Festival, quest’ultimo imminente, il 21 giugno). Insieme a Enrico Gentina, nell’ambito di Enjoy, supportata dai volontari della rete (commercianti e artigiani, ristoratori e titolari di locali notturni, ma anche musicisti e operatori sociali) e con la collaborazione strettissima del Salone del Libro e della nostra Circoscrizione (la 8) ho coordinato il cartellone di Parole e Musica / Salone Off 2014: una sessantina di incontri ed eventi in altrettanti luoghi del quartiere, che hanno visto la partecipazione, in diverse occasioni, di centinaia di persone.

Un’editoria in crisi e una politica di sconti che sembra non trovare normative adeguate. In questo quadro, qual è il valore aggiunto di una libreria indipendente?

A me va anche bene che ci siano dei libri al supermercato o all’autogrill. Sei nella necessità, o ricordi che quel libro l’avresti sempre voluto leggere, anche se è una cavolata, e te lo compri al volo. Non mi sento minacciata da questo fenomeno. Attenzione, però: il libro non è una merce qualsiasi. Se le grandi catene (e le grandi case editrici) hanno fatto un errore, è stato quello di bombardare con numeri esorbitanti di titoli nuovi i loro clienti. E a pompare, grazie a critici e a premi letterari compiacenti, fenomeni inesistenti. Autori inconsistenti, scrittori che pubblicano un libro l’anno. Ma come fa un autore (che non sia Camilleri) a scrivere un libro all’anno? Chi compra libri però, non è un cliente qualsiasi. Di solito, legge. E capisce di essere preso per i fondelli. L’anno scorso è uscito un bel libro di Luca Giordano per isbn, Qui non crescono i fiori. Un esordio. Ebbene capita, se lo propongo ai lettori, che si offendano e lo rifiutino, e allora devo precisare: «Luca, Luca! Luca Giordano, non…». I lettori sono offesi con certe grandi case editrici. Notano l’incuria, la sciatteria. Come si fa a pensare di risparmiare sull’editing, sulla correzione delle bozze? Eppure anche questo è stato fatto. E allora i lettori si sono guardati intorno, trovando editori medi, piccoli e piccolissimi che lavorano ancora in maniera appassionata, quasi artigianale: i loro libri sono delle chicche. Poi alle volte scopre, il lettore, che all’estero quell’autore straniero tradotto dalla piccola casa editrice è famosissimo.

Mi chiedi del valore aggiunto. Non so, è un valore aggiunto la passione? Lo sguardo attento e partecipe è un valore aggiunto? I titoli scelti uno a uno e disposti con cura al posto delle pile di libri accostati senza criterio, questo può essere un valore aggiunto? Ma senti, Serena: la bellezza è un valore aggiunto?

I librai hanno strane prerogative, ad esempio conoscono dei libri che sono usciti l’anno scorso, o anche centinaia di anni fa, e possono consigliarli oggi, nel 2014. Anzi, più sono travolti dalle valanghe di nuove uscite più gli viene voglia di tenere in conto i vecchi amici, quei titoli usciti tanto tempo fa. Durante tutto l’anno scorso non sono riuscita a leggere La famiglia Karnowski (I.J. Singer, Adelphi), mi sono rifatta a natale. La vigilia, prima di chiudere, ho scelto una ventina di libri e me li sono portati a casa. Niente compiti delle vacanze, solo piacere. Dopo aver letto il capolavoro di Israel Singer ho iniziato a consigliarlo a spron battuto. Altro bell’incontro di quei giorni è stato La donna del piano di sopra, di Claire Messud (Bollati Boringhieri).Grandissime soddisfazioni mi ha dato We are family di Fabio Bartolomei (e/o, 2013), un librino stupendo adatto anche agli adolescenti. Ne ho vendute più di 120 copie, per me è tanto. Qualcuno ha mai pensato come il passaparola innescato dai librai possa far aumentare le vendite di un libro fino a farne un caso editoriale? Negli Stati Uniti questo avviene regolarmente. Proviamoci anche adesso: Alessandro Garigliano, Mia moglie e io, LiberAria. O Afonso Cruz, Gesù beveva birra, La nuova frontiera.

La libraia, il libraio indipendente possono procurare titoli difficili da trovare, riconoscere un libro da scarsissimi e imprecisi indizi, consigliare libri da regalare a perfetti sconosciuti (una specie di diagnosi in contumacia, completa di prescrizione), ricordare i gusti e le passioni dei lettori piccoli e grandi, raccontare loro le storie e farli innamorare. Riescono a far questo le librerie di catena? Credo proprio di no.

Le catene sono in crisi. Negli Usa la stessa situazione ha generato nuove opportunità per le librerie indipendenti e di quartiere. Credi possa accadere anche in Italia?

Mi parli, Serena, di grandi catene e di librerie di quartiere. Di crisi delle prime, e di rinascita delle seconde. Negli Stati Uniti, forse. Una cosa, però, bisogna dirla. Qui c’è “grossa crisi”. Continua a esserci una fortissima crisi economica, e va sempre peggio: la gente ha sempre meno soldi. E qui la cultura è tenuta in nessun conto. Ti chiedo: in un paese, in un’Europa, che continua ad adottare misure politico economiche suicide che abbattono i consumi nel medio lungo periodo, e in un paese che non pensa sia necessario sostenere con forza il pensiero critico e indipendente, pensi che le piccole librerie possano fare qualcosa di meglio che sopravvivere a fatica?